Gli animali che hanno rubato il sole: le lumache di mare che fanno la fotosintesi
Alcune lumache di mare del genere Elysia rubano i cloroplasti delle alghe che mangiano e li mantengono attivi dentro le proprie cellule per mesi. È l'unico caso noto nel regno animale di appropriazione stabile del macchinario fotosintetico.
A tre metri di profondità, su una macroalga (un’alga visibile a occhio nudo, non microscopica) che ondeggia con la marea, una lumaca grande quanto un’unghia avanza lentamente. Il suo corpo è verde smeraldo, con bordi quasi traslucidi che lasciano passare la luce. Mentre pascola, non si limita a nutrirsi: conserva una parte dell’alga dentro le proprie cellule e la mette al lavoro. Per i mesi successivi, quel frammento rubato continuerà a catturare fotoni e a produrre zuccheri per lei. La lumaca è diventata, in parte, un organismo fotosintetico.
Foto: Elysia crispata. Generata con IA
Il furto che dura mesi
Il fenomeno ha un nome: cleptoplastia, dal greco kleptes (ladro). Consiste nel sottrarre i cloroplasti (gli organuli cellulari in cui avviene la fotosintesi, il processo che converte luce, acqua e anidride carbonica in zuccheri) alle cellule vegetali e nel mantenerli vivi e funzionanti dentro il proprio corpo.1
Non è un trucco esclusivo di questi animali. Diversi organismi unicellulari (protisti, come alcuni dinoflagellati) praticano forme di cleptoplastia. Ma tra gli animali, i sacoglossi (un ordine di lumache di mare note come “succhiatrici di linfa” per il loro modo di nutrirsi) sono l’unico caso noto di appropriazione stabile del macchinario fotosintetico.1
La loro tecnica è chirurgica. Invece di mordere e sminuzzare l’alga intera, il sacoglosso perfora la parete cellulare con una radula specializzata (una struttura dentata tipica dei molluschi, simile a una lingua abrasiva) e ne aspira il contenuto. La maggior parte di quel contenuto viene digerita. I cloroplasti, no.1
L’ingegneria del sequestro
I cloroplasti rubati finiscono ospitati nelle cellule che rivestono i diverticoli digestivi, un sistema di condotti ramificati che si estende per tutto il corpo appiattito della lumaca. Lì, illuminati dalla luce che attraversa la pelle quasi trasparente dell’animale, continuano a fare la fotosintesi.2
L’enigma scientifico è come sia possibile. Un cloroplasto non è un pezzo autonomo: dentro l’alga dipende da proteine fabbricate seguendo le istruzioni del nucleo della cellula vegetale. Quando la lumaca si tiene il cloroplasto, lascia fuori il nucleo. Senza quella fabbrica di pezzi di ricambio, l’organulo dovrebbe degradarsi in pochi giorni. In diverse specie di Elysia, i cloroplasti sequestrati restano fotosinteticamente attivi per mesi.21
Uno studio lipidomico (l’analisi su larga scala dei lipidi, i grassi che compongono le membrane cellulari) pubblicato nel 2026 su Frontiers in Marine Science aggiunge un tassello al puzzle. Analizzando le membrane dei cleptoplasti (i cloroplasti rubati), i ricercatori hanno scoperto che gli organuli conservano l’identità lipidica dell’alga donatrice, restano riconoscibilmente “alga” al loro interno, mentre l’ospite rimodella selettivamente le membrane che li circondano. La lumaca non trasforma il cloroplasto in qualcos’altro: lo mantiene com’è e adatta il proprio ambiente cellulare perché la fotosintesi continui.3

Foto: Elysia crispata. Foto: q phia (https://www.flickr.com/people/60477809@N03)
La lattuga del mare
La specie più studiata è Elysia crispata, chiamata lumaca lattuga per le pieghe ondulate del suo corpo. Vive su fondali bassi e acque poco profonde dei Caraibi, dove pascola sulle macroalghe in piena luce del giorno.4
La sua colorazione è un indicatore dietetico: il tono dell’animale cambia a seconda della specie di alga consumata, così individui della stessa specie possono presentarsi in verdi intensi, azzurrati o giallastri.4 Il genere Elysia riunisce numerose specie distribuite nei mari tropicali e temperati, e non tutte trattengono i cloroplasti per lo stesso tempo: in alcune il furto dura giorni, in altre mesi.2
A cosa serve portare il sole dentro
La revisione di Cartaxana e Cruz riassume il ruolo ecologico della cleptoplastia: la fotosintesi rubata può sostenere l’animale quando il cibo scarseggia, integrando la dieta con zuccheri prodotti in casa. Su una barriera corallina dove le alghe disponibili cambiano con la stagione, portare con sé una riserva solare può fare la differenza tra resistere e non resistere.2
C’è anche un effetto ottico. Una lumaca carica di cloroplasti verdi, immobile su un’alga verde, si confonde con il suo stesso pasto. Il furto nutre e mimetizza allo stesso tempo.2
L’animale che sembra una foglia
A mezzogiorno, quando la luce verticale penetra l’acqua bassa, Elysia crispata distende i parapodi (estensioni laterali del corpo, simili a foglie) e aumenta la superficie esposta al sole. Per un po’, l’animale smette di sembrare un animale: è una lamina verde che assorbe luce, una foglia che ha deciso di avere dei piedi.
Nessun altro animale conosciuto fa questo in modo stabile. Le lumache sacoglosse hanno trovato una scorciatoia evolutiva che la scienza sta ancora smontando pezzo per pezzo: invece di costruirsi un macchinario fotosintetico proprio, rubarlo già pronto e imparare a tenerlo in vita.
Domanda per chi legge
Se un animale può funzionare per mesi con organi rubati a un’alga, dove finisce l’animale e dove comincia la pianta? La prossima volta che vedi una foglia muoversi lentamente, chiediti: chi sta facendo la fotosintesi lì dentro?
Fonti
Nota metodologica: la durata della ritenzione dei cloroplasti varia a seconda della specie e dello studio; abbiamo usato l’intervallo “da giorni a mesi” per evitare una precisione fittizia. Il ruolo della cleptoplastia nella sopravvivenza durante la scarsità di cibo è presentato come ipotesi ecologica discussa nella revisione citata, non come un fatto misurato in tutte le specie di Elysia.
Footnotes
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Wikipedia, “Kleptoplasty”, consultata il 10 luglio 2026. https://en.wikipedia.org/wiki/Kleptoplasty [Secondaria; media] ↩ ↩2 ↩3 ↩4
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Cartaxana, P. & Cruz, S., “Kleptoplasty: photosynthesis in the sea slug Elysia crispata”, in Reference Module in Life Sciences, Elsevier (2020). DOI: 10.1016/B978-0-12-809633-8.90675-3. [Revisione; alta] ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5
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Rey et al., “Preservation and remodelling of chloroplast lipids in photosynthetic sea slug host cells”, Frontiers in Marine Science (2026). https://www.frontiersin.org/journals/marine-science/articles/10.3389/fmars.2026.1844230/full [Primaria; alta] ↩
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Wikipedia, “Elysia crispata”, consultata il 10 luglio 2026. https://en.wikipedia.org/wiki/Elysia_crispata [Secondaria; media] ↩ ↩2
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